Maurizio Stupiggia

Sembrare stupidi: strategie di protezione profonda

A volte alcune esperienze sono così forti ed opprimenti che ci costringono ad andare contro il senso ordinario del nostro comportamento, perché solo così, noi crediamo, è possibile sopravvivere nella nostra umana dignità. E così il nucleo profondo del nostro essere comincia a possedere una strana caratteristica di “intima alterità”.

(...) Ma tutto questo a cosa ci serve? A non far entrare nessuno nella propria Zona, a tenere in vita il proprio spazio personale, a non trovarci mai troppo vicini all’altro; a diventare inaccessibili (...) senza storia personale e senza identità costituita.

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Marzia Vercillo, Paola Mancini

Contatti senza contatto. Incontrarsi ai tempi di  Internet. Workshop teorico-esperenziale realizzato al Congresso AIPC 2011

L’articolo descrive il workshop tenutosi nel novembre 2011 in occasione del II Congresso AIPC e prende le mosse dall’esposizione delle motivazioni e dell’interesse verso l’argomento e di come esso si connetta all’ambito corporeo e al tema del congresso, cioè la relazione intersoggettiva. Nel dettagliare i quattro momenti salienti del workshop (Proiezione del video, Riferimenti teorici, Esperienza pratica guidata, Rielaborazione e restituzione) le autrici pongono l’accento sulla tematica dell’Esserci per Incontrarsi. Esserci con le proprie difficoltà e con il proprio piacere in un contatto autentico. Un incontro dove si può calare quella maschera che amplifica il contatto sostitutivo di cui un certo uso dei social network può essere espressione.

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Maria Rita Borrello

Gelosia: esplorazione del sè nella relazione e prevenzione del disagio

Questo articolo illustra il workshop esperenziale, condotto insieme alla d.ssa Eugenia Bruni**, nel corso del Congresso A.I.P.C. “Il corpo nel dialogo intersoggettivo” tenutosi a Roma il 25-26 novembre 2011.

Fa seguito anche al Seminario, anch’esso svolto insieme alla D.ssa Eugenia Bruni, appartenente al Ciclo di Seminari I.I.F.A.B. “Emozioni Corpo a Corpo” dell’autunno 2005, nonchè ai lavori individuali e di gruppo da me condotti, dove la tematica della gelosia ha rilevanza clinica.

Scopo dell’articolo è quello di condividere alcune riflessioni sull’eziologia di un sentimento tanto complesso quanto delicato, comune a tutti noi che può assumere distorsioni ed intensità davvero disturbanti, e di provare ad indicare quanto la possibilità di esplorarne dentro di sé la rilevanza emotiva, nel contesto protetto di una psicoterapia o di un workshop, possa essere l’inizio di una buona prevenzione per il disagio psicologico.

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Tania Facioni, Valeria Gidaro

La supervisione: spazio di salute per la relazione terapeutica

Le autrici intendono riflettere sulla supervisione quale strumento di "salute e prevenzione" per la coppia terapeutica.Uno spazio dove prendersi cura della relazione terapeutica discretamente, "in punta di piedi".Un luogo in cui riconoscere i momenti di empasse, di enactment, nel processo terapeutico anche attraverso le risonanze corporee che la narrazione del terapeuta produce nel supervisore.

La supervisione come possibilità di riflettere, confrontarsi, regolare, contenere le difficoltà, le paure, il senso di inadeguatezza e di impotenza che il terapeuta vive nella solitudine della propria responsabilità.

Ma anche un’altra relazione di cui tenere conto, quella tra supervisore e supervisionato, una relazione che spesso è vissuta dal terapeuta come una esposizione a giudizi, valutazioni, frustrazioni.

Una funzione del supervisore è di permettere attraverso lo spazio creato dalla respirazione di costruire un clima di libera circolazione di pensieri, fantasie, sogni che comprendano il paziente così come può esistere in quel momento per la coppia al lavoro.

Infine la relazione con il supervisore consente al terapeuta di ricercare la propria specifica identità professionale, il proprio stile soggettivo.

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